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04/07/2003
 

Cavaliere non si incazzi.
Ormai è chiaro che non la capiscono, non c´è niente da fare. Il Suo fine umorismo, la Sua inarrivabile simpatia, il Suo spiccato senso dello spettacolo, il Suo sincero amore per l´ironia.
Dai Suoi e nostri connazionali non Si è mai aspettato più di tanto, nonostante che in pubblico ostenti quando può il Suo amore per loro. Ma dentro di Sé lo sa benissimo che non c´è da fidarsi degli italiani. Da che mondo è mondo si dividono in due distinte categorie: quelli che La adorano ed i malvagi comunisti.
Dei secondi non vale neanche la pena di stare qui a discutere, si sa, bevitori di sangue, stupratori di bambine, insomma cose ormai risapute ed universalmente riconosciute.
Dei primi nonostante che La adorino La addolora un po´ il fatto che abbia dovuto spendere tutti quei soldi per ridurli, attraverso le Sue tv, all´attuale stato di assenza delle facoltà cerebrali che li contraddistingue. Uno stato invidiabile per carità, lo sappiamo tutti che più si è idioti e più si riesce ad essere felici in questo mondo di merda (mi perdoni il francesismo cambronniano* si sa che a Lei i francesi non sono mai stati simpatici), ma insomma via con tutti i miliardi che ha speso non è riuscito a lobotomizzarne neanche il 50 per cento, eccheccazzo!
Degli europei poi non ne parliamo: ma cosa vuole che capisca quel mangiacrauti rosso che ha osato farLe due o tre domande impertinenti sulla giustizia e sul conflitto di interessi proprio nel giorno della Sua incoronazione a Monarca del continente. Lei ha cercato di controbattere col consueto mirabile garbo equiparandolo simpaticamente al kapò di un lager nazista (il fatto che il Suo interlocutore fosse addirittura tedesco aggiunge ovviamente una dose di finissimo humor alla già di per se esilarante battuta) e quello che fa? Addirittura si incazza, si indigna, pretende delle scuse ufficiali!
E tutti quegli altri: lo spagnolo Crespo, cognome da infido interista, che si permette di rampognarLa con quel modo di fare mellifluo (come tutti i bolscevichi sarà sicuramente un culattone....) e osa chiederLe anche lui di scusarsi col Parlamento Europeo. Scusarsi Lei? Lei, il Duce assoluto per ben sei mesi di quell'aula sorda e grigia che con un solo cenno potrebbe trasformare in un bivacco di doppiopetti e cravatte a pois? Che ipocrita. E che irriconoscente soprattutto: si è già scordato, lui ed il suo popolo di toreri falliti, di quando il di Lei illustre predecessore, il Cavalier Benito, mandò i nostri baldi giovani in camicia nera nel ´36 a salvarli dalle sanguinarie orde staliniane?
E tutti quegli altri, con quei cartelli in tutte le lingue dell'Unione, a ricordarLe sempre 'sta storia della giustizia, 'sta menata del conflitto di interessi: che palle!!!!!! Ma come fa a sopportarli? Lei è infinitamente buono Cavaliere e dall'alto del Suo grande amore riesce addirittura a perdonarli, nonostante la loro inutile e perfida crudeltà. Come La ammiriamo!
D tutti questi, nonostante la loro evidente malvagità, è riuscito a farsene una ragione. Ma la cosa che veramente La fa star male è il vedere la reazione che le Sue immortali parole (il kapò nazista, i dilettanti della democrazia ...) hanno provocato nei Suoi servi ......ops, mi scusi volevo dire alleati....
Vabbè, non parliamo di Romano Prodi e Mario Monti, che certo Suoi alleati non sono e che alle sue frasi si sono trasformati, come la biblica moglie di Lot, in due pallide statue di sale (chissà poi perché...). Ma quel Buttiglione, seduto alle Sue spalle, che già l´aveva inutilmente infastidita durante il Suo discorso di investitura tormentandosi continuamente le mani come uno che si aspetta da un momento all'altro chissà quale disgrazia, e nel momento più alto della sua orazione (il kapò nazista) viene colpito da ischemia parietale destra fulminante. A causa di ciò per spiare furtivamente (e con manifesta, inspiegabile vergogna) le reazione indignata degli europoidi nell'emiciclo, ha rischiato seriamente di rimanere strabico a vita.
Quel Follini, che dimostrandosi lo squallido gesuita di sempre ardiva commentare la Sua geniale perorazione in questi termini : "non capisco e non condivido" . Ma taci, schiavo! (mi perdoni Sire, mi sono lasciato un po' andare, ma quando è troppo è troppo!).
Ma soprattutto quel Fini, quell'ingrato squadristuccio emiliano che a Lei mia Altezza Reale deve tutto, che è stato grazie alla sua infinita bontà, sollevato dall'oblio eterno al quale era destinato! Era seduto al suo fianco nel momento in cui la di Lei giusta ed elegantissima ira si abbatteva sullo spregevole crucco nemico della nostra amata Italia. Sembrava di sentire la voce fuori campo di Paolo Villaggio in Fantozzi: "Colori di Gianfranco Fini: rosso, rosso pompeiano, rosso tiziano, turchese, antracite, blu di prussia, blu notte, nero pompa funebre!!!"
Che ingratitudine, che viltà! Solo i fedeli amici leghisti La capiscono ormai: ma si sa, quella è gente finissima, di cultura superiore, ma via non c´è paragone!! La storia saprà ricompensare il suo genio immortale, Cavaliere. E quando le sue spoglie sante riposeranno tra mille anni nell'augusto mausoleo da Lei fatto edificare a Villa S.Martino, schiere di devoti riconoscenti, da tutto il mondo finalmente redento dal Suo verbo, giungeranno a ginocchioni a recarLe l´espressione della loro eterna gratitudine filiale.
Grazie ancora nostro amato Cavaliere e perdoni le nostre misere debolezze mortali se può.

* Cambronne era un comandante della mitica vecchia guarda di Napoleone passato alla storia perché, all'epilogo della battaglia di Waterloo, all'ufficiale inglese che intimava la resa ai francesi sconfitti rispose con un'unica parola, normalmente usata per specificare il prodotto della defecazione nel regno animale.
















postato da sisko | 04/07/2003 | commenti (1)


02/07/2003
 


I portatori di democrazia in Iraq, quelli che ancora non hanno trovato le famigerate armi di distruzione di massa, quelli che promettevano "un governo iracheno per gli iracheni", hanno proibito le imminenti elezioni del sindaco a Samarra e a Najiaf. Spiega il governatore americano Paul Bremer: "Non sono contrario alle elezioni in linea di principio, ma voglio che avvengano in modo da soddisfare le nostre esigenze. Un voto affrettato potrebbe dare risultati controproducenti, e potrebbero vincere coloro che rifiutano di collaborare con noi"


postato da sisko | 02/07/2003 | commenti


01/07/2003
 

Il capo del regime si presenta all'Europa
OUI, JE SUIS BERLUSCONI'! 

"La politica estera europea deve essere complementare agli Stati uniti.- Impuniti sono i giudici politicizzati, cancro da estirpare, non io - Il 75% dei giornalisti italiani sono di sinistra, ma le mie tv sono del tutto libere - Gli attacchi della stampa estera contro di me si devono alla stampa italiana di sinistra che mi fa la guerra - La legge sull'immunità è frutto di un'iniziativa parlamentare sostenuta dal presidente della Repubblica, io ero contrario"
Questo spara più cazzate di me, va a finire che mi ruba il mestiere. (il guaio è che c'è poco da ridere, le dichiarazioni sono tutte vere)



postato da sisko | 01/07/2003 | commenti (1)


12/06/2003
 


Tutti in coro, uno... due... tre... MA VAFFANCULO!


postato da sisko | 12/06/2003 | commenti (6)


10/06/2003
 

53,7 %

Brescia festeggia la riconferma del sindaco di centro sinistra Paolo Corsini

Cara Viviana Beccalossi, ritorna a testa bassa nella decrepita sede dell'MSI, ce l'hai "fatta vedere" (Berlusconi: "forza Viviana, fagliela vedere!" n.d.r.) ma ai Bresciani non è piaciuta. Caro Gianfranco Fini, hai parlato tanto per parlare quando ci dicevi "rassegnatevi, rassegnatevi, rassegnatevi" vero? si? In quanto all'amico Leghista, di sicura provenienza celtica, Cesare Galli meglio non pronunciarsi, sarebbe sparare sulla croce bianca.

Al riconfermato sindaco e alla giunta, vanno i migliori auguri di buon lavoro dell'autore di questo blog.

postato da sisko | 10/06/2003 | commenti (2)


02/06/2003
 

Once Upon A Time... in Arcore

Parodia western di una tragica storia...

Laggiù nel Near West, nel cinquantaduesimo stato degli Usa chiamato Italia, l'unica legge sopravvissuta era quella del più forte. E laggiù nel Near West c'era la famigerata città di Mount Citory, dove spadroneggiava un piccolo boss megalomane, El Nano Silvio. El Nano era un ex-pianista di saloon, costruttore di ranch prefabbricati, riciclatore di pepite false, proprietario di tutti i telegrafi della zona. Era sfuggito a taglie, debiti e galere e ora, ricco sfondato, andava in giro con un sombrero a parabola, sette telecomandi nelle fondine e stivali con la zeppa. Ma anche se si dava tante arie, non era lui a comandare in quel paese.

Più di tutti comandava il governatore Melamarcia Bush, petroliere, spacciatore d'armi e falsificatore di bilanci pentito. Poi c'erano i pistoleri globali della Cia e i loro potenti alleati, il Pi Two Klan, loggia di incappucciati che da anni terrorizzava i villaggi dei peones. E il potente Scrooge D'Amato, boss dei costruttori di ferrovie, degli allevatori di bestiame e degli evasori fiscali. Per tutti costoro El Nano Silvio era il folcloristico rappresentante, e quando c'erano da fare lavori sporchi, ci si rivolgeva a lui e alla sua maggioranza.

Come ogni sera, la banda del Nano si ritrovava in un saloon, un vecchio bordello democristiano rimodernato alla meglio, a cui avevano messo il nome di Las Reformas. Insieme a El Nano Silvio, che sfoggiava un sombrero gigantesco con pista ciclabile, c'era l'intero manipolo di ruffiani, aguadores, voltagabanas e indagati .

C'era "Smile " Fini, l'uomo che aveva massacrato gli apaches di Genova ordinando ai carabinieri di travestirsi con le piume di guerra, ma era stato smascherato da due errori. Uno, metà degli agenti si era travestito da gallina, due, sulle molotov finte fatte trovare nel covo apache c'era scritto: Amaro del Carabiniere. Al suo fianco erano schierati i fedeli Garcia Gasparri, Matafrocios Storace e Ignacio La Russa, un tempo temuti bounty-killer e ora attivissimi frau-killer, ovverossia ex cacciatori di taglie riciclati in cacciatori di poltrone.

Poi, con gran sventolare di bandane e fazzoletti verdi, entrò al Las Reformas la banda di Stoneball Bossi, proveniente dalla leggendaria Mesa Padana, dove sul Grand Canyon era stato messo il cartello segnaletico Gran Crepùn de l'Ostia. Stoneball buttò giù un doppio whisky con soda del Po e borbottò roco:

- E' pieno di sporchi indiani qua intorno. Colpa di quei maledetti sudisti amici dei negri.

Entrarono anche "Capestro" Castelli, guardaspalle del Nano e nemico giurato della legge, insieme a Dinamite Lunardi, che stava lavorando a un grande progetto: un ponte tra Messina e Brooklyn. Poi entrarono El Riciclado Pisanu, che aveva combattuto contro gli Incas, Stranamore Martino, lo stalliere Mark Dell'Utri e gli Useless Brothers, Baby Face Casini e Frankenstein Pera, le mascotte del gruppo.

Tutti attorniarono il capo che sembrava furibondo.

- Così non va, ragazzi - ringhiò El Nano- abbiamo dovuto sacrificare Al Scajola alla propaganda sioux-stalinista. Tra poco dovrò lasciare il mio interim preferito e nominare il nuovo ministro per i rapporti con le civiltà inferiori Il governatore Bush ancora non mi ha comunicato il nome, ma giuro che il soprannome lo sceglierò io. In quanto a te, Mike Cichè, avevi promesso l'acqua nei canyon siciliani e non ce n'è una goccia. Tu, Blackhole Tremonti, tutte le volte che fai un conto apri delle voragini che in confronto il Gran Canyon è una buca da golf. In quanto a te, Joe Fighetto Urbani, dovevi vendere un miliardo di bisonti ai giapponesi e ancora non ho visto un dollaro. Avevo detto che i giudici dello Sme dovevano sparire e sono ancora lì. I burocrati di Washington ladrona delirano che il falso in bilancio è reato. Devo fare tutto da solo, nessuno mi dà una mano. Era meglio quando c'era D'Alema.

Un educato colpo di tosse segnalò che a un tavolo d'angolo c'erano Max D'Alema e Fix Fassino, che giocavano a domino e facevan finta di niente.

-Ma adesso basta - tuonò El Nano - qua la legge siamo noi, e dobbiamo combinare qualcosa di buono, anzi di perfido e malvagio, se no che legge del west è?

-Veramente una perfidia l'abbiamo fatta - disse Mac Maroni -seguendo le direttive di Scrooge d'Amato, ho fatto firmare il patto per l'Italia.

- Non mi convince - disse el Nano - i capi indiani Cisleros e gli Uillos hanno fumato la pipa della pace, ma le loro tribù sono in rivolta, e sono ancora in libertà gli apaches Cigiellos. Quelli sono pericolosi, antropofagi, irriducibili.

Proprio in quel momento si aprì la porta. Erano Piccola Pezza e Angeletto Spiumato, capi dei cisleros e degli uillos. Si inchinarono con imbarazzo.

- Abbiamo lavato i suoi cavalli - dissero - adesso possiamo andare?

- No - disse El Nano - adesso portateli a bere e poi dal truccatore.

- Ma veramente i patti erano diversi ...

- Non conoscete Snake Marzano e il detto "viso pallido parla con lingua biforcuta"? Ma che indiani siete? Avete firmato e adesso obbedite, fuori dai coglioni - intimò El Nano Silvio - Insomma qua nel Near West c'è metà dei cittadini che ancora non rispetta la mia legge. E soprattutto, siamo sicuri che Lui sia sistemato?

A quel Lui un brivido percorse le schiene dei presenti. Uomini duri e avidi, che avevano affrontato processi e bancarotte, scontri in aula e code al buffet, avvisi di garanzia e duelli per una dirigenza, non riuscirono a nascondere un moto di paura. Anche quelli del Pi Two Klan, sotto il cappuccio, impallidirono.

- Lui è sistemato, isolato, circondato - disse Pegleg Previti - gli scateneremo contro tutti i cacciatori di taglie, le gazzette e le televisioni del paese. Dovrà emigrare nello Yukon.

Ma in quel momento un coyote ululò, una cavallo nitrì e si sentirono, in lontananza, le note di Casta Diva suonate da un'armonica a bocca. La porta si spalancò e il vento rovente della prateria scompigliò le carte sui tavoli. Sulla soglia, avvolto in un poncho indiano, il sigaro all'angolo della bocca, apparve Lui.

Chinatown Cofferati, l'apache cinturato, il meticcio sindacal-politico, il più wanted dei wanted , l'uomo che voleva seminare panico sciopero e distruzione nel tranquillo mondo fuorilegge del Near West.

Guardò tutti con aria beffarda. Sul poncho ostentava un badge di Lenin, uno della Callas e un osso, forse di industriale. Sul capo, un diadema di pennarelli rossi.

Con un gesto deciso, sollevò il poncho. Tutti balzarono all'indietro, poiché Chinatown Cofferati era una della pistole più veloci del West. Ma il bieco pellerossa non era armato: puntò un dito e gridò:

- Costituzione!

A quella vile e bassa provocazione, tutti arretrarono. Fini e Gasparri misero mano al revolver, Pera saltò sul lampadario, Bossi fece un gesto scaramantico torcendo le balle a Mac Maroni.

-Vigliacco sanguemisto! - disse El Nano - guai a te se pronunci ancora questa parola qua dentro!

E tutti si misero a sparare, ma il diabolico Cofferati, saltando qua e là come un cartoon, evitò i proiettili e sparì ghignando della prateria.

- Non una parola di quello che avete appena visto - disse cupo El Nano, versandosi due dita di whisky, vale a dire metà della sua altezza in alcool.

Tutti annuirono.

- Questo vale anche per voi due, nascosti dietro al piano - gridò El Nano.

- Non siamo nascosti, siamo defilati - disse la vocina di Fix Fassino.

- Non mi sembra un dramma - disse Max D'Alema.

- Ci vuole un piano, e subito - disse El Nano - allora, per prima cosa bisognerà che da qualche parte saltino fuori dei ragazzi a bruciare dei ranch e far fuori qualcuno, magari dipingendo su tutto la stella delle Bierre, ancora meglio se lasciano tessere della Cgil sul posto.

- Sarà fatto - disse un incappucciato, lo sciamano Castelli , che osservando il volo dei puma ha già previsto guai nel Northeast.

- Benissimo. Poi telegrafate al governatore Bush che abbiamo bisogno di una guerra ad alto livello per questo autunno.

- Già in preventivo - disse un altro incappucciato.

- E in quanto alla stampa, giù botte sul maledetto meticcio, e guai a chi dà troppa pubblicità agli scioperi, esclusi quelli dei trasporti. E per finire...

- E per finire? - fecero eco i presenti.

- Per finire brindiamo, aguardiente per tutti, paga il contribuente.

E tutti si precipitarono al bancone dove erano stati allestiti a tempo record uno stand per le autorità, un premio al Regime giornalistico, un Telecoyote e un raduno Vip. La festa si scatenò e il clima si rilassò. Ma accadde l'imponderabile. Si aprì la porta del saloon ed entrò un mezzosangue, per metà pellerossa e per metà coreano, con nonna marxista e nonno arbitro dell'Ecuador.

- Scusate - disse cortesemente - qualcuno ha posteggiato il suo cavallo davanti alla mia Porsche e non riesco a uscire.

Scoppiò una regolare rissa western, durante la quale Frattini, Montezemolo, Benetton, Borghezio e tutti quelli che volevano fare il ministro degli esteri si spararono addosso. Poi, per divertirsi un po', la banda uscì per strada sparando all'impazzata, furono catturati e rispediti a Nuova Delhi centocinquanta indiani Pellerossa di varie tribù. Da una strada laterale uscì un gruppo di Apaches Cigiellos scioperanti, e una decina di red collars, i terribili preti-predicatori rossi. Per ultimo un giudice schedato. Volarono pallottole e premolari.

In quel momento uscì dal suo ufficio lo sceriffo Karl Azelius Ciampi, in bombetta, con consorte al fianco. Sorrise a un cavallo, scavalcò un acciaccato esanime, schivò una freccia e nella baraonda sussurrò:

- Questo paese non è mai stato così unito.

E si dileguò. Tutto intorno, i coyote ululavano, come ululeranno ogni notte.

postato da sisko | 02/06/2003 | commenti (4)


26/05/2003
 

Chiedi scusa! Ignorante.

Telekom Serbia, ecco cosa risponde il procuratore aggiunto di Torino, Bruno Tinti, alle accuse del premier Berlusconi durante la trasmissione "Porta a Porta"

Signor presidente del consiglio, ho visto "Porta a Porta" di giovedì scorso e ho ascoltato le sue dichiarazioni sui magistrati che si sono occupati dell'indagine Telekom Serbia, in particolare quando ha detto che essi avrebbero chiesto l'archiviazione nei confronti degli indagati perchè "magistrati combattenti... collaterali alla sinistra"; e quando ha detto: "lo credo bene che Rutelli e Fassino dicono di aver fiducia nei magistrati, sono dei loro". Mi sono molto arrabbiato, essendo io il Procuratore Aggiunto che, insieme con i Sostituti Roberto Furlan e Paolo Storari, ha condotto quell'indagine; e ho deciso di quererarla. Non esiste infatti, per un magistrato un'accusa peggiore di quella che lei ci ha mosso, quella di non essere imparziale; e non esiste quindi un insulto peggiore. Poi, quando ho cominciato a scrivere, mi sono reso conto che stavo per fare uno sbaglio. Io non voglio quererarla: non ho interesse a che lei sia punito per gli insulti che ha rivolto a me e i miei colleghi; e non ho interesse a ricevere una somma di denaro a risarcimento del danno morale che lei ci ha cagionato: per lei sarebbe comunque poca cosa; e io non ho mai attribuito importanza al danaro, ne ho quanto mi basta. Io voglio che lei capisca la gravità di quello che ha detto; che si renda conto di aver accusato ingiustamente persone che hanno lavorato con rigore morale e serietà professionale. Io voglio, signor Presidente, che lei accetti il fondamentale principio che ho in me da quando ho l'età della ragione e che uno dei miei maestri dell'Università ha così bene espresso: se al mondo ci fossero solo due uomini e questi uomini fossero S.Francesco e Santa Chiara, il diritto starebbe tra loro ad indicare quello che è giusto. Io voglio che lei capisca che quando un giudice assolve o condanna fa proprio questo, indica quello che è giusto. I miei colleghi ed io abbiamo governato il diritto; forse non lo abbiamo fatto con sapienza, con competenza e sensibilità adeguate. Ma, signor Presidente, lo abbiamo fatto con imparzialità e senso della giustizia. E lei ha fatto male quando ci ha accusato di essere amici degli indagati, o di persone che a questi erano vicine, o di parti politiche cui gli uni e gli altri sarebbero appartenuti; e quindi di aver preso una decisione contraria al diritto. Lei, signor Presidente, non aveva nessuna ragione per dire quello che ha detto: non conosce nè me nè i miei colleghi e non può sapere se noi si sia "amici" di questo o di quest'altro; e nemmeno può sapere se noi siamo giudici disposti a tradire la nostra funzione per favorire eventuali "amici". Non sa nulla di Telekom Serbia, non avendo letto un solo foglio dei 35 o 40 faldoni che abbiamo riempito nel corso dell'indagine; e, se per avventura qualcosa avesse saputo, avrebbe avuto il dovere, come cittadino e più ancora come Presidente del Consiglio, di portarlo a nostra conoscenza e di aiutarci a prendere la decisione più giusta. Ma, soprattutto, lei, non doveva dire al nostro Paese, senza motivo e senza prove, che ci sono giudici disposti a favorire gli amici. In questo modo lei ha imbarbarito la coscienza civile dei cittadini, li ha indotti a cercarsi protettori potenti in modo da avere garanzia di essere "favoriti" se mai ce ne sarà bisogno, ha sostituito la fiducia nello Stato, con l'asservimento a questa o quella parte politica. I miei colleghi ed io, signor Presidente, vogliamo che lei riconosca di aver sbagliato; vogliamo che si informi sulla nostra storia professionale, sul nostro impegno e sul nostro onore. E vogliamo sentirci dire che è vero, non siamo "amici" di nessuno e che, comunque, siamo uomini e giudici per cui eventuali affinità di cultura, di passione politica o di impegno sociale mai possono prevalere, come mai hanno prevalso, sul nostro dovere di imparzialità e indipendenza. Ci chieda scusa, signor Presidente. Riconoscerà l'onore a giudici onesti e imparziali; e renderà fiducia al Paese. Con osservanza, Bruno Tinti  (CLAP CLAP CLAP CLAP CLAP CLAP CLAP CLAP CLAP CLAP n.d.r.)

postato da sisko | 26/05/2003 | commenti (4)


20/05/2003
 

Fede? Hahahahah!

Che l'authority per le Comunicazioni abbia richiamato all'ordine Antonio Socci e Michele Santoro (richiamo postumo per lui), può anche starci. Ma che di mezzo ci vada anche Emilio Fede, questo poi no. Che c'entra Fede con l'informazione? I suoi telegiornali, gia da anni, hanno varcato le colonne d'Ercole della realtà. Come è già stato ampiamente notato. E' pura fiction, artefazione sistematica, allegra menzogna, derisione oltraggiosa degli avversari, unzione del padrone: chi volete che confonda Fede con l'informatore pubblico, quando è conclamatamente, perfino onestamente, un deformatore privato? Socci e Santoro avrebbero tutto il diritto di risentirsi per essere stati apparentati a Fede. La patente giornalistica, quest'ultimo, l'ha gia spontaneamente riconsegnata da tempo, votandosi al comizio e al lifting estremo dei connotati, anche i più minimi, della giornalistica. Lo si guarda e lo si ascolta (a tempo perso, per quanto mi riguarda) solo per sapere che si dice negli uffici stampa governativi e tra le petunie di Arcore. E nessuno, in Italia, *spero* si sogni di considerare "telegiornale" il più lungo reality show della televisione italiana, con inquadratura fissa su Emilio, la sua cameretta, i suoi giochini, il poster del capo dietro il letto.

postato da sisko | 20/05/2003 | commenti (3)


19/05/2003
 

Il gigante appetibile

Visto che in precedenza ho provato a ricostruire nella maniera più fedele possibile la vicenda imi/sir, adesso ci riprovo, con il caso SME.

Il 19 luglio 1986, una sentenza della prima sezione del tribunale civile di Roma apre il caso. Il contratto per la cessione della Sme, la finanziaria alimentare nelle mani dello Stato, alla Buitoni di Carlo De Benedetti è sostanzialmente nullo. La privatizzazione di uno dei bocconi più appetibili della presenza pubblica nell'economia italiana prende un'altra direzione. Quindici mesi prima, il 29 aprile del 1985, l'allora presidente dell'IRI (poi presidente del Consiglio ed attuale presidente della Commissione europea) Romano Prodi e il presidente della Buitoni avevano trovato un accordo: Buitoni acquistava la partecipazione dell'IRI nella Sme per 497 miliardi di lire (256 milioni di euro di allora).
E' un passaggio chiave che conclude un'operazione iniziata da De Benedetti un anno prima. Con un'audace colpo di scena, l'ingegnere dell'Olivetti ha bruciato sul tempo i francesi di BSN Gervais Danone, sicuri si avere l'affare in tasca grazie all'appoggio di Mediobanca, e si è assicurato la Buitoni. Un gruppo la cui situazione finanziaria non è fiorente ma che già a fine '85 metterà a bilancio un attivo di 448 milioni di lire rispetto ai forti passivi del biennio precedente e che conta su un fatturato consolidato di 1176,6 miliardi di lire. Il disegno di De Benedetti è semplice quanto ambizioso: creare un polo alimentare italiano privato, di dimensioni tali da poter rivaleggiare con i grandi concorrenti stranieri, cedendo eventualmente alcuni brand con un abile spezzatino azionario. Buitoni punta la Sme per questo: con 3mila miliardi di lire di fatturato e 18mila dipendenti, Sme controlla marchi di prestigio come Cirio, Motta Alemagna, Bertolli, Charms, Sanagola. Offre accesso al settore alimentare ma anche della distribuzione (GS supermercati) e della ristorazione (Autogrill). Un progetto che non può non ricevere avvallo politico per andare in porto.

Ma...

L'accordo Prodi - De Benedetti, tuttavia, contiene una clausola - trappola per l'Ingegnere: l'esecuzione del contratto dipende dall'ok del Cda dell'IRI, che arriva il 7 maggio '86 "salvo l'autorizzazione dell'autorità di governo". Ma il 24 maggio arriva all'IRI un'altra proposta di acquisto della Sme: la presenta l'avv. Italo Scalera, che non rivela il committente (si rivelerà poi essere nella persona di Silvio Berlusconi), e la cifra offerta è maggiore, 550 miliardi. Appena 3 giorni dopo, il 27, il Comitato Interministeriale per il coordinamento della Politica Industriale delibera a favore della privatizzazione della Sme e detta le condizioni per la sua cessione: garanzia della non alienazione a gruppi stranieri della partecipazione "per un congruo numero di anni", rispetto dei programmi di investimento e dei livelli occupazione definiti dal governo.
Inizia una settimana cruciale per l'avvenire della Sme, che in Borsa viene sospesa a più riprese dalla Consob: dal 29 maggio al 6 giugno l'IRI riceve 3 nuove offerte per la Sme. La prima è della Iar: una società costituita da Barilla, Ferrero, Berlusconi, Conservitalia. La seconda è della Cofima, società di imprenditori campani guidata dal napoletano Fimiani. La terza è della della Lega delle Cooperative. Scalera esce di scena.

è guerra:

20 giugno 1985: la Buitoni contrattacca, l'affare sta sfumando. De Benedetti chiede al tribunale di Roma il sequestro cautelativo delle azioni Sme in mano all'IRI.
24 giugno 1985: altro affondo di Buitoni, che chiede al Tar del Lazio di sospendere l'efficacia del decreto Darida.
25 giugno 1985: il tribunale di Roma respinge la richiesta di sequestro delle azioni Sme
10 luglio 1985: anche il Tar dà torto a De Benedetti, respingendo la richiesta di sospensiva del decreto Darida. I legali dell'Ingegnere decidono allora per l'attacco frontale, e il 19 luglio 1985 citano l'IRI davanti al tribunale di Roma: chiedono che sia dichiarato valido il contratto firmato da Prodi e De Benedetti per l'acquisto della Sme.
L'11 dicembre 1985: il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giuliano Amato, e il presidente dell'IRI Romano Prodi affermano in un comunicato congiunto che il documento firmato con Buitoni era un'intesa preliminare, non un contratto vero e proprio vincolante per le parti. Manca, infatti, l'autorizzazione del ministro.
13 marzo 1986:, sentenza della Corte di Cassazione: sulla vicenda Sme è competente il tribunale civile e ''si deve convenire nell'assunto della Buitoni che non esisteva e non esiste disposizione di legge che preveda il potere di autorizzazione nei confronti dell'IRI (fatta eccezione per le partecipazioni ex Egam)". Un punto a favore di De Benedetti, dunque, anche se la palla passa la tribunale di Roma, che dovrà dire ''se all'esigenza di autorizzazione ministeriale ai fini dell'esecuzione del contratto si debba riconoscere natura di condizione pattizia. Ovvero, se il via libera del governo alla cessione della Sme sia indispensabile.

19 luglio 1986: la prima sezione del tribunale civile di Roma dà ragione all'IRI: non si può attribuire all'intesa del 29 aprile 1985 "valore di proposta contrattuale, posto che essa non costituiva (…) per nessuno dei firmatari manifestazione di impegno negoziale e lo stesso ing. De Benedetti dichiara in detto documento una semplice disponibilità a procedere al rilievo delle azioni Sme". Di più, "il fatto che non vi sia stato un definitivo incontro di volontà fra IRI e Buitoni non sembra quindi imputabile all'IRI". Prodi, d'altra parte, raggiunto l'accordo con De Benedetti, si "era impegnato a sottoporre con il proprio parere favorevole all'approvazione del Cda l'operazione", "subordinando comunque la conclusione del contratto alla preventiva autorizzazione dell'autorità governativa".
De Benedetti, naturalmente, ricorre in Appello, ma nel marzo 1987 anche la sentenza di secondo grado gli dà torto: presupposto del contratto definitivo per la cessione della Sme è l'autorizzazione del governo. Secondo i giudici del tribunale di Roma, infatti, l'IRI, come tutti gli altri enti di gestione, è destinataria" degli indirizzi programmatici vincolanti espressi dall'autorità di governo attraverso CIPE e CIPI". Per vendere la Sme, ci vuole l'ok dell'esecutivo.

si ok, ma quanto vale?

La Sme, intanto, è più sana: già nell' '86 è tornata in utile per 70,5 miliardi di lire. Nell' '87 si raggiungono i 78,2 miliardi di utile e i 3719 miliardi di fatturato. La Sme viene poi ceduta a pezzi nel corso degli anni '90: la svizzera Nestlé, a cui lo stesso De Benedetti ha venduto nel frattempo Buitoni e Perugina, si assicura Italgel; Ciro De Rica finiscono in mano al Gruppo Cragnotti, Bertolli cade nelle mani di Unilever, GS e Autogrill vengono assorbite dalla cordata Benetton - Del Vecchio. Da queste cessioni lo Stato ricaverà circa 2mila miliardi di lire in più della cifra pattuita inizialmente con De Benedetti. Tempo prima, l'IRI aveva incaricato un collegio per fornire una stima sul valore della partecipazione nella Sme alienabile ai privati, vi partecipano Guatri e Di Poli, tra i massimi esperti nel campo di queste valutazioni, la stima arriva a 510 miliardi di lire, non distante dai 497 offerti dalla Cir di De Benedetti in tranches diverse, una stima superiore del 38% alle quotazioni di borsa dei 3 mesi precedenti al contratto.
L'offerta di Barilla Ferrero Berlusconi, invece, era sì di 600 miliardi, ma con scadenze di pagamento differenti, tali da renderla pari a 505 miliardi cash. La differenza fra le due offerte, insomma, sarebbe stata esigua ma reale. Meno di 10 anni dopo, nel novembre '94, l'assemblea dell'IRI dà l'ok alla cessione di Gs e Autogrill: il valore della Sme è fissato in 2.200 miliardi di lire per un prezzo unitario delle azioni di 4.847,4 lire. E' questo il prezzo che pagheranno Benetton e Del Vecchio. Un prezzo notevolmente più alto delle quotazioni di borsa, che oscillano un po' sotto le 4mila lire.












postato da sisko | 19/05/2003 | commenti (1)
 

Tante leggende... poca memoria

Visto che in questi giorni le stupidaggini si sono sprecate, in merito a questa vicenda giudiziaria, tento di rinfrescare la memoria alla gente che si è persa in inutili illazioni.

  • Il 29 luglio 1985 Romano Prodi e il presidente della Buitoni, Carlo De Benedetti, avevano trovato un accordo: Buitoni acquistava la partecipazione dell'IRI nella Sme per 497 miliardi di lire (256 milioni di euro di allora).
  • L'accordo Prodi - De Benedetti, tuttavia, contiene una clausola (che si è poi rivelata essere) trappola per l'Ingegnere: l'esecuzione del contratto dipende dall'ok del Cda dell'IRI, che arriva il 7 maggio '86 "salvo l'autorizzazione dell'autorità di governo". Quindi nessuno si è messo a vendere "di nascosto" nulla.
  • il Comitato Interministeriale per il coordinamento della Politica Industriale delibera a favore della privatizzazione della Sme e detta le condizioni per la sua cessione: garanzia della non alienazione a gruppi stranieri della partecipazione "per un congruo numero di anni", rispetto dei programmi di investimento e dei livelli occupazione definiti dal governo.

    la Sme stava per essere svenduta? Balle.

  • La Sme, intanto, è più sana: già nell' '86 è tornata in utile per 70,5 miliardi di lire. Nell' '87 si raggiungono i 78,2 miliardi di utile e i 3719 miliardi di fatturato. Viene poi ceduta a pezzi nel corso degli anni '90 e per il valore raggiunto nel corso di quegli anni lo stato riceve circa 2000 miliardi in più. Rivalutazione che subisce in forza di pesanti investimenti.
  • nel febbraio 1986, un collegio di periti incaricati dall'IRI di fornire una stima sul valore della partecipazione nella Sme alienabile ai privati, lo aveva stimato in 510 miliardi di lire, non distante dai 497 offerti dalla Cir di De Benedetti in tranches diverse.
  • L'offerta di Barilla Ferrero Berlusconi, era sì di 600 miliardi, ma con scadenze di pagamento differenti, tali da renderla pari a 505 miliardi cash. La differenza fra le due offerte, insomma, sarebbe stata esigua.



postato da sisko | 19/05/2003 | commenti (7)


15/05/2003
 

"Meno tasse per ...TITTI" (bLavo!)

Qualcuno l'ha detto tempo fa in campagna elettorale, non mi ricordo chi. (quindici giorni fa avrei specificato nome e cognome, ma... ormai sembra pericoloso dirlo)

Questa riflessione nasce dal fatto che "da queste parti" entro domani si pagherà circa 46.480 euro di IVA e sono (concedetemelo) di conseguenza incazzato come una pantera. Ora, il discorso che approfondirò più avanti non è direttamente contestuale all'IVA, ma più in generale al carico fiscale al quale noi tutti italiani (salvo evasori) siamo obbligati, e all'ennesima idiozia che il nostro beneamato governo ci ha raccontato.

Con la finanziaria il governo Berlusconi recupera 33 mila miliardi fra tagli e risparmi di spesa. Una buona parte di queste risorse, circa 2.300 miliardi viene recuperata con la sospensione dei tagli sulle aliquote Irpef gia programmati nella precedente Finanziaria. Ricordo che la decisione del governo, illustrata dal ministro dell'economia Giulio Tremonti e dal viceministro Mario Baldassarri fu stata accolta con stupore dai sindacati. L'ex ministro del Tesoro, Vincenzo Visco, attaccò: "il governo Berlusconi non solo non diminuisce le tasse, ma le aumenta rispetto a quanto fatto dal governo di centro-sinistra. Questo dimostra le falsità delle promesse fatte in campagna elettorale". Io al tempo mi dicevo... mah semplicemente sta cercando di difendere e valorizzare il proprio operato Visco. Invece, a sorpresa il Governo annulla anche la diminuzione delle aliquote Irpef gia programmate. Mi spiego meglio: dal primo gennaio 2002 il prelievo dei redditi da 20 a 30 milioni sarebbe dovuto scendere dal 24% al 23%, inoltre era attesa la riduzione di mezzo punto percentuale per tutti gli altri scaglioni di reddito.

"[...] Se non stimassi Tremonti, per non dire di Berlusconi, sospetterei che ci hanno preso per il culo." Vittorio Feltri su "Libero"

Infatti, il sospetto è certezza, le aliquote Irpef oggi in vigore per i corrispondenti scaglioni di reddito (18% per redditi fino a 20 milioni, 24% per i redditi compresi oltre i 20 e fino a 30 milioni, 32% fino a 60 milioni, 39% fino a 135 e 45% per redditi oltre i 135 milioni), con la nuova riforma, saranno sostituite con due aliquote rispettivamente al 23% per i redditi fino a 100.000 euro (circa 200 milioni di lire) e del 33% oltre il suddetto importo. Ecco i risultati della riforma del governo Berlusconi:

Reddito (lire) | PRECEDENTE | ATTUALE imposta | DIFFERENZA

20.000.000 3.600.000 4.600.000 +1.000.000

25.000.000 4.800.000 5.750.000 +950.000

30.000.000 6.000.000 6.900.000 +900.000

35.000.000 7.600.000 8.050.000 +450.000

40.000.000 9.200.000 9.200.000 0

50.000.000 12.400.000 11.500.000 -900.000

100.000.000 31.200.000 23.000.000 -8.200.000

135.000.000 44.850.000 31.050.000 -13.800.000

200.000.000 74.100.000 46.000.000 -28.100.000

500.000.000 209.100.000 112.000.000 -97.100.100

Insomma, un lavoratore dipendente con un reddito lordo annuo di 25 milioni di LIRE pagherà 950.000 lire di tasse in più all'anno!! Chi invece ha un reddito lordo di 135 milioni si vedrà aumentare il proprio gruzzolo di 13 milioni!. Questo, oltre ad essere in contrasto con il famoso slogan "Meno tasse per tutti", è in palese contrasto con l'Art. 53 della Costituzione che specifica: "il sistema tributario sia informato a criteri di progressività". Questo vuol dire che chi guadagna di più dovrebbe maggiormente contribuire alla spesa sociale, e non viceversa. TreConti, sembra comunque che abbia avuto le idee più chiare quando rimosse appena possibile il direttore dell'agenzia delle entrate Massimo Romano, che si era distinto (oltre che per essere riuscito a incrementare in maniera eccezionale il gettito fiscale) per accertamenti fiscali presso grandissime aziende, tra cui quella del capo del Governo, contenstandogli l'elusione miliardaria della legge che porta proprio il nome del ministro: Tremonti.

postato da sisko | 15/05/2003 | commenti (2)


08/05/2003
 

We Are all made of sars

Apparentemente, qualcuno deve guadagnare qualcosa con la faccenda della SARS. Non si capisce come, altrimenti, si spiegherebbe il fatto che ieri, a qualche telegiornale, hanno praticamente detto che moriremo tutti! perché questo stupido coronavirus è immortale, superefficiente, capace di evolversi a velocità imprevedibile e, si dice, protetto dalla magistratura di Milano.
Non capisco perché lo abbiano detto, soprattutto, perché ho un vago ricordo di dozzine di giornalisti che proclamano allegramente che non è il caso di seminare il panico eccetera - e io trovo che prendere normali caratteristiche di qualunque virus e raccontarle come se si trattasse della più potente arma biologica mai creata, sembra un po' diverso da "non seminare il panico".
Quindi, sostengo che qualcuno ci sta o vuole guadagnarci (dubito dal punto di vista meramente economico, penso semmai a immagine e politica). Adesso scopro chi, poi ve lo dico. Poi arrivano degli ometti vestiti di nero e con gli occhiali da sole che mi uccidono, però avrò fatto il mio dovere.




postato da sisko | 08/05/2003 | commenti (4)


07/05/2003
 

[...] Venite pure avanti signori imbellettati, io più non vi sopporto!
Infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio
perché con questa spada vi uccido quando voglio.
Venite pure avanti poeti sgangherati,
inutili cantanti di giorni sciagurati,
buffoni che campate di versi senza forza,
avrete soldi e gloria ma non avete scorza;
godetevi il successo, godete finché dura,
ché il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura,
e andate chissà dove per non pagar le tasse,
col ghigno e l'ignoranza dei primi della classe. [...]

[...] Facciamola finita, venite tutti avanti,
nuovi protagonisti, politici rampanti;
venite portaborse, ruffiani e mezze calze,
feroci conduttori di trasmissioni false,
che avete spesso fatto del qualunquismo un arte;
coraggio liberisti, buttate giù le carte,
tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese
in questo benedetto assurdo bel Paese. [...]

[...] Venite gente vuota, facciamola finita:
voi preti che vendete a tutti un'altra vita;
se c'è come voi dite un Dio nell'infinito
guardatevi nel cuore, l'avete già tradito
e voi materialisti, col vostro chiodo fisso
che Dio è morto e l'uomo è solo in questo abisso,
le verità cercate per terra, da maiali,
tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali [...]



























postato da sisko | 07/05/2003 | commenti (4)


06/05/2003
 

Iraq, the day after

La parte bellica in senso "campale" è dunque terminata. Continua invece la questione irachena, sul piano politico, economico, dell'ordine pubblico, dei risvolti internazionali e delle ricadute nazionali, giacché tutti o quasi devono fare i conti in positivo o in negativo con lo stato delle cose ad oggi, e con la posizione dei singoli paesi a ieri, e l'altro ieri. E continua anche la querelle dell'informazione applicata alla guerra: "prima" c'era stato uno schieramento d'opinioni dei media pro o contro, "durante" un modo per lo più schierato di seguire le vicende irachene in relazione ai presupposti politici di partenza, "dopo", cioè oggi, si assiste alle polemiche degli "avevo ragione io, riconoscilo", oppure dei "no, continui ad aver torto". Come spesso, temo che la sabbia del deserto stia inghiottendo le teste di molti struzzi, come (quasi) sempre "per partito preso". E di mezzo ci va la cosidetta opinione pubblica, che certo non viene favorita nell'intento di farsene una corretta, d'opinione, ammesso e devo dire di questi tempi più che in passato concesso che se ne voglia fare una.
Con chiarezza: non cambierei una virgola di quello che di mio trovate scritto a proposito della guerra in questo sito. Eppure non utilizzo questa posizione per concludere che avevo ragione, resto quindi contro "questa" guerra e contro Saddam, semplicemente tento di tener fuori la testa dalla sabbia... E a proposito dell'atteggiamento di fronte alla tragicità di questi eventi non lo cambio per l'esito (scontato?!) dell'invasione né ciò che sta accadendo mentre scrivo (saccheggi, lotte intestine, distruzioni, fame) davvero tutt'altro che imprevedibile mi induce a cambiare idea. Se penso che sulla prima pagina di un quotidiano italiano filogovernativo trovi una foto di iracheni con didascalia "il popolo ringrazia con entusiasmo gli americani perché li hanno liberati" e su quella di uno dell'opposizione trovi analoga foto con didascalia "disgraziati iracheni si scagliano affamati contro gli invasori americani", il quadro sull'onestà e la limpidezza dell'informazione è già bell'e dipinto. Altro che guerreggiare su chi aveva torto e chi aveva ragione...

E per tirare momentaneamente le fila, dico che mi contenterei che intanto il maggior numero di persone non fosse tentato dalla sabbia per infilarci la testa, e cito due cose preziose lette in questi giorni. Precisamente martedì 15 aprile (aime' non ho tutto il tempo di curare questo blog tempestivamente), a quasi un mese dai primi bombardamenti. Dalla pagina delle lettere a Mieli, su "Il Corriere della Sera": un lettore scrive dall'Università di Exeter, in Gran Bretagna, Istituto di Studi Arabi e Islamici, per dare all'informazione occidentale la sua parte e ricordare che "all'indomani della caduta del regime, non è il caso di lasciarsi prendere da un ingenuo ottimismo e definire la presenza militare americana in una capitale del mondo arabo come una 'occasione unica' per creare un futuro migliore" non dimenticando di sottolineare "l'importanza del supporto prima sovietico e poi occidentale alla creazione e al consolidamento del regime di Saddam Hussein".

Dalla prima pagina di "Repubblica": Adriano Sofri vola come quasi sempre alto e parla di trozskismo alla Casa Bianca. Si domanda se dopo la rivoluzione esportabile di Trozski, fermata alla dogana da Stalin con il "socialismo in un solo paese", gli Usa adesso non mutuino da lì la democrazia da diffondere. Di qui una serie di considerazioni, vere, amare, inquiete, problematiche sullo stato del pianeta, il conflitto tra fame e diritti, l'aprirsi o il chiudersi, i mezzi e i fini, la politica, l'economia ecc. ecc.

Per dire che non si capisce molto se non si fa memoria, e non si va da nessuna parte se non ci si pone più consapevolmente la questione di scenari mondiali, continentali, d'area, nazionali... Ma che vado dicendo, in una tribù di struzzi???



postato da sisko | 06/05/2003 | commenti (5)


05/05/2003
 

Separazione delle carriere? Vademecum di come sottomettere la magistratura all'esecutivo

Tre i principali obbiettivi facilmente ravvisabili dal maxi-emendamento presentato ancora il maggio scorso in parlamento:

  • L'avvio della separazione delle carriere tra la figura di pubblico ministero e quella del giudice
  • La riduzione del ruolo di garanzia del Consiglio Superiore della Magistratura
  • L'ingerenza del potere esecutivo, nelle carriere dei magistrati.

Le associazioni magistrati, in massa, per (credo) la seconda volta nella storia d'Italia scioperano. Perchè? Perchè una legge delega del genere va contro al disegno che la nostra Costituzione impone in questo ambito. Di fatto, questa legge-delega (che in quanto tale viene schiacciata gerarchicamente dalla Costituzione) è un modo per aggirare il principio costituzionale, secondo il quale i magistrati "si distinguono fra di loro soltanto per la diversità di funzioni", il che in parole povere, significa che pubblico ministero e il magistrato giudicante non sono altro che due facce diverse del giudice, sono esattamente la stessa cosa, con un compito diverso, di conseguenza la divisione delle loro carriere non è proponibile. La figura del magistrato poi, sempre per la voce della nostra suprema legge è solo e soltanto sottoposta al potere della legge. Ora, se si procedesse alla separazione delle carriere, il magistrato giudicante conserverebbe le prerogative costituzionali, mentre il pubblico ministero, verrebbe risucchiato dalle ventose del potere esecutivo, diventerebbe, non di nome, ma di fatto, un esecutore delle direttive del governo. E con questo andrebbe a rotoli un altro principio importantissimo della Costituzione, l'obbligo di esercitare l'azione penale, obbligo gravante sul PM, e principio tramite il quale un reato penale viene perseguito indipendentemente che la parte lesa voglia portarlo avanti, oppure no. In questo modo, un povero cristo potrebbe essere perseguitato inesorabilmente per un piccolo reato, mentre un potente, responsabile di reati piu' gravi, potrebbe contare nel pubblico ministero (che lo accusa) meno sollecito e severo. L'uguaglianza di ogni cittadino di fronte alla legge, risposerebbe definitivamente in pace. Addirittura il ministro della Giustizia Castelli ha proposto di sottrarre la valutazione dei magistrati al CSM, rimettendola al giudizio di strane commissioni composte sulla base di una rosa di nomi indicati dal suo ministero. Nel progetto inoltre è fortemente gerarchizzata la dipendenza dei sostituti dal procuratore capo della repubblica. Mi tornano in mente gli anni in cui avveniva normalmente che i capi delle procure esercitassero uno strapotere sui sostituti: alcune procure erano chiamate il "porto delle nebbie" (tra le quali quella di Roma nello stesso periodo in cui si sono consumati i reati di corruzione dei processi odierni su Berlusconi e Previti), perchè le denunce contro i potenti rimanevano nei cassetti, fino a prescrizione, of course. Se dovesse passare, signori preparatevi a ritornare alla magistratura degli anni cinquanta.

postato da sisko | 05/05/2003 | commenti (6)


01/05/2003
 

Ovviamente sono tutti politicizzati questi

Passiamo un po' in rassegna i guai del cavaliere, che non fa mai male. Per chi ha la memoria corta:

Falsa Testimonianza sulla P2: La corte d'appello di Venezia, nel 1990, dichiara Berlusconi colpevole di aver giurato il falso davanti ai giudici a proposito della sua iscrizione alla loggia massonica P2. Reato coperto da amnistia del 1989.

Tangenti alla Guardia di Finanza (corruzione) PRIMO GRADO: condannato a due anni e nove mesi per tutte e quattro le tangenti contestate (niente attenuanti generiche)

APPELLO: Prescrizione per 3 tangenti (grazie alle attenuanti generiche, in seguito concesse) assoluzione con formula dubitativa (comma 2 art. 530 Codice di procedura penale) per la quarta

All Iberian-1 (finanziamento illecito ai partiti) PRIMO GRADO: condannato a 2 anni e 4 mesi per aver versato illecitamente ventuno miliardi a Bettino Craxi.

APPELLO: prescrizione del reato

CASSAZIONE: prescrizione del reato

All Iberian-2 (falso in bilancio): Berlusconi rinviato a giudizio: dibattimento in corso al tribunale di Milano.

Medusa cinematografica PRIMO GRADO: condannato a 1 anno e 4 mesi, per falso in bilancio di dieci miliardi non dichiarati nell'acquisto della casa produttrice.

APPELLO: Prescrizione del reato (attenuanti generiche)

Terreni di Macherio (frode fiscale) PRIMO GRADO: in parte assolto, in parte dichiarato prescritto, per varie irregolarità fiscali nell'acquisto dei terreni intorno alla sua villa

APPELLO: confermata l'assoluzione-prescrizione

Lodo Mondadori (corruzione in atti giudiziari): Archiviato con formula dubitativa (comma 2 art. 530) dal Gip. Il processo prosegue per gli altri imputati.

Caso Lentini (falso in bilancio): Berlusconi rinviato a giudizio: dibattimento, in corso al tribunale di Milano, per sei miliardi versati in nero dall'A.C. Milan al Torino Calcio per l'aquisto di Lentini.

Consolidato gruppo Fininvest (falso in bilancio): Richiesta di rinvio a giudizio della Procura, che contesta quasi 1000 miliardi di fondi neri, per lo piu' su società estere del gruppo.

Spartizione Pubblicitaria (concussione): Richiesta di archiviazione della Procura di Roma, accolta dal Gup, per l'accusa di aver pagato delle tangenti a dirigenti e funzionari del ministero delle Finanze per ridurre l'iva dal 19 al 4% sulle pay-tv per ottenere rimborsi a favore.

Mafia e Bombe (concorso in strage): Indagini preliminari a Caltanissetta (ma anche a Palermo e Firenze) su Berlusconi e Dell'Utri, indicati da alcuni pentiti come collegati ai mandanti "a volto coperto" delle stragi del '92 e del '93. A Caltanissetta la procura ha richiesto l'archiviazione, si attende il verdetto del Gup.

Telecinco (frode fiscale): Berlusconi, Dell'Utri e altri manager, accusati di frode fiscale per 100 miliardi e violazione della legge anti-trust spagnola per l'emittente "Telecinco", sono in attesa di giudizio dopo l'inchiesta del giudice istruttore anti-corruzione di Madrid, Baltasar Garzon Real. (sarà mica comunista? he? HE?)

postato da sisko | 01/05/2003 | commenti (12)


30/04/2003
 

Prima o poi... sarebbe calata.

Il deputato di Forza Italia Cesare Previti è stato condannato dai giudici di Milano a 11 anni di carcere nel processo Imi-Sir/Lodo. L'accusa aveva chiesto per lui 13 anni. Al termine della lettura della sentenza, giunta dopo otto ore di camera di consiglio, nell'aula gremita del tribunale il pubblico si è sciolto in un lungo applauso. I giudici hanno riconosciuto gli imputati (tutti meno il giudice Filippo Verde, che è stato assolto) colpevoli di aver 'aggiustato' le sentenze Imi-Sir e Lodo Mondadori.

Oltre alla condanna per Previti, i giudici hanno inflitto 13 anni a Vittorio Metta, 11 anni ad Attilio Pacifico, 8 anni e 6 mesi a Renato Squillante, 6 anni a Felice Rovelli, 5 anni e 6 mesi a Giovanni Acampora, 4 anni e 6 mesi a Primarosa Battistella.

I giudici della quarta sezione penale hanno condannato gli imputati del processo Imi-Sir anche a risarcire le parti lese, Imi (516 milioni di euro) e Cir (380 milioni di euro)

postato da sisko | 30/04/2003 | commenti (4)


29/04/2003
 

La spada di Damocle che pende su Previti e... il cavaliere(?).

Dato il dibattito che ultimamente sto avendo con rolli in merito a questo processo, voglio chiarire un po' le cose, almeno ci provo :)

Breve descrizione, allo stato dei fatti, dell'intricata vicenda sul quale verte il processo Imi Sir / Lodo Mondadori.

In un paese normale, un processo che coinvolge il presidente del consiglio, un ex ministro della repubblica, nonche parlamentare, suo amico, dovrebbe essere sugli schermi televisivi ogni giorno. Ricordo che quando ci fu il processo al presidente Clinton, imputato di aver mentito, non corrotto dei giudici, fu trasmesso in mondovisione, non solo dalle Tv americane, ma addirittura in streaming su internet. Ai tempi di mani pulite del resto, il processo Cusani ai segretari del penta partito lo abbiamo visto in diretta tutte le mattine, è incredibile che oggi questo processo sia pressochè clandestino, non lo faccia vedere nessuno a parte quei pochi secondi che gli dedicano i telegiornali.

Che cosa è il caso Imi-Sir? E' la storia di un contenzioso giudiziario, tra l'IMI, che è una banca pubblica, e la Sir di Rovelli. Chi è Rovelli? L'ing Nino Rovelli è un petroliere, amico di Andreotti, nei primi anni '70 Rovelli sostiene di aver ricevuto la promessa dall'IMI di essere finanzianziato in una serie di attività. Dopodichè questi soldi che dovevano arrivare dalla banca non arrivano e il gruppo Rovelli fallisce. Per questo Rovelli intenta causa e chiede, alla IMI un risarcimento da record: 670 miliardi di vecchie lire. L'IMI naturalmente nega di dovere questo risarcimento e ricorre sempre davanti ai giudici. Rovelli muore nel 1990 nel bel mezzo della causa, e lascia detto ai suoi eredi, al figlio e alla moglie di pagare un avvocato, l'avvocato PACIFICO. L'avvocato che poi farà sapere al figlio che bisognava pagare altri due suoi colleghi romani, l'avvocato PREVITI e l'avvocato ACAMPORA, i quali nel 1994 appena la IMI sara' condannata a pagare 1000 miliardi, i 670 piu' interessi alla SIR, di questi soldi riceveranno esattamente il 10%, 67 miliardi. Chi è l'avvocato PACIFICO? L'avvocato Attilio Pacifico è un legale romano, benestante e molto amico di cesare PREVITI, secondo l'accusa è lui a fare da tramite tra i giudici presunti corrotti e coloro che pagano, è lui insomma, sempre secondo l'accusa quello che riesce a convincere i giudici a dar ragione ai Rovelli. All'inizio del 1994 la famiglia Rovelli incassa i 1000 miliardi di risarcimento e subito dopo comincia a versare i 67 miliardi ai 3 avvocati, 21 a PREVITI, 33 a PACIFICO, e 15 ad ACAMPORA, poi pagano anche gli avvocati che hanno di fatto lavorato in quella causa, perchè i 3 legali romani non hanno avuto partecipazione in quella causa, almeno ufficialmente. E cosi' finisce la storia. Qualcuno solleva l'ipotesi che questo sia un procedimento con delle forti infiltrazioni politiche, ma l'accusa si difende dicendo che è semplicemente un processo a 3 giudici che, secondo loro, si sono fatti corrompere da due diversi gruppi industriali, e solo per caso alcuni di questi industriali oggi, sono politici. Certo è che questi giudici, secondo le rogatorie, avevano conti in svizzera, erano ricchissimi, cifre da capogiro che secondo il loro tenore di vita e il loro stipendio non potevano avere, questo è quanto sostiene Ilda Bocassini, il pubblico ministero che guida l'accusa.

E il caso Lodo Mondadori? Il 19 giugno 2000 un terzo processo originato dalle indagini della Procura di Milano su ipotesi di corruzione in atti giudiziari si conlcude con il proscioglimento degli imputati. In questo caso Silvio Berlusconi, Giovanni Acampora e Attilio Pacifico erano accusati di aver fatto arrivare del denaro (400 milioni di lire) a Vittorio Metta, ex magistrato della Corte d'Appello civile di Roma, per favorire la famiglia Mondadori/Formenton (e di conseguenza Silvio Berlusconi) nel giudizio sull' assegnazione della Mondadori.
In particolare, Silvio Berlusconi era accusato di aver compiuto ''articolate operazioni finanziarie'' attraverso ''società e/o conti bancari riconducibili al cosiddetto 'comparto estero' del gruppo Fininvest''. Attraverso questi movimenti, per la Procura milanese, il 14 febbraio 1991, 2.732.862 dollari (3 miliardi e 36 milioni di lire al cambio di allora) partirono dai conti esteri per finire su un conto svizzero di Previti. Di quei soldi, dopo una serie complicata di passaggi, circa 400 milioni finirono a Vittorio Metta, giudice istruttore nella causa sulla Mondadori, che li avrebbe usati per acquistare una casa. Una tesi che il Gup Rosario Lupo ha ritenuto non suffragata da prove sufficienti.
Il lodo arbitrale dul contratto per la Mondadori fra Cir (finanziaria di Carlo De Benedetti) e Formenton risale al 21 giugno 1990. La decisione venne presa dai tre arbitri, il presidente Carlo Maria Pratis, Natalino Irti e Pietro Rescigno, incaricati di dirimere la controversia tra De Benedetti e Formenton per la vendita alla Cir da parte dei Formenton di 13 milioni 700 mila azioni Amef (il 25,7% della finanziaria che controlla la Mondadori) contro 6 milioni 350 mila azioni ordinarie Mondadori. Il lodo fu favorevole alla Cir e diede a De Benedetti il controllo del 50,3% del capitale ordinario Mondadori e del 79% delle privilegiate e Berlusconi perse la presidenza che andò al commercialista Giacinto Spizzico, uno dei quattro consiglieri espressi dal Tribunale, gestore delle azioni contestate.
Il 24 gennaio 1991, però la Corte d'Appello di Roma presieduta da Arnaldo Valente e composta dai magistrati Vittorio Metta e Giovanni Paolini dichiara che, dato che una parte dei patti dell'accordo del 1988 tra i Formenton e la Cir era in contrasto con la disciplina delle società per azioni, era da considerarsi nullo l'intero accordo e quindi anche il lodo arbitrale. Mondadori tornava nell'orbita Formenton-Berlusconi.
Il 17 novembre 2001 la Cassazione conferma il proscioglimento per prescrizione nei confronti di Silvio Berlusconi, in relazione all'accusa di corruzione in atti giudiziari per il lodo Mondadori. La Cassazione, rigettando il ricorso dei pm, respinge anche quello dei legali di Berlusconi, che chiedevano la piena assoluzione e non il semplice proscioglimento. La Cassazione, inoltre, dichiara inammissibili i ricorsi dell' ex giudice Vittorio Metta, di Attilio Pacifico, Giovanni Acampora e Cesare Previti. Per loro, davanti alla IV sezione penale del tribunale di Milano, il processo continua. Il 28 gennaio 2002 il processo è riunito con quello IMI-Sir.





postato da sisko | 29/04/2003 | commenti (2)


27/04/2003
 

Il Ciampi che serra la bocca all'ignoranza.

Unità non vuol dire che tutto è uguale. La Liberazione, il ricordo del 25 aprile dev'essere una festa il più possibile unitaria, non un momento di contrapposizione e di polemica. Ma senza pasticci revisionisti. Ci sono cose -aggiunge- inconfutabili, sulle quali non si può transigere. Cose il cui significato non è possibile annacquare, sulle quali tutta l'Italia deve aderire. Valori e conquiste all'origine della nostra Costituzione. Se si negano quelle si colpisce anche la Costituzione. Per quella causa combatterono le forze armate italiane, rimaste fedeli allo Stato, consonanti con la risorgente Italia democratica e con la stessa Resistenza che ebbe una pluralità di manifestazioni. Pluralità di un intero popolo, nelle sue varie componenti, a scrivere la pagina della liberazione che il 25 aprile si ricorda. Sono cose che ho ben chiare, perchè le ho vissute personalmente.

Non sono servite particolari risposte al mio post di prima. Carlo Azeglio Ciampi ha infilato la penna... ben dentro il vostro orgoglio.

postato da sisko | 27/04/2003 | commenti


25/04/2003
 

Una mattina mi son svegliato,
Bella ciao, ciao, ciao,
Una mattina mi sono alzato,
E ho trovato l'invasor.
O partigiano portami via,
O partigiano portami via,
Qui mi sento di morir.
E so io muoio da partigiano,
E so io muoio da partigiano,
Tu mi devi seppellir.
E seppellire sulla montagna
E seppellire sulla montagna
Sott l'ombra di un bel fior.
Così le genti che passeranno
Così le genti che passeranno
Mi diranno «che bel fior».
E questo è il fiore del partigiano
E questo è il fiore del partigiano
Morto per la libertà.


In supremo anelito di libertà, hanno donato la vita. La storia, ne consacra i nomi gloriosi. Viva l'Italia, l'Italia liberata, l'Italia che resiste. Buon 25 aprile a tutti.




















postato da sisko | 25/04/2003 | commenti (10)


24/04/2003
 

Attaccare Cuba, e l'ipocrisia.

In questi giorni, leggo sui quotidiani e sui vari blog che frequento, la condanna su Cuba, la condanna al suo regime, soprattutto in riferimento agli ultimi atti di repressione che Fidel Castro ha perpetrato nei confronti di soggetti dissidenti al suo governo. Niente da obbiettare, ci mancherebbe altro, sfido chiunque a non condannare quello che comunque è una forma di governo totalitaria e soprattutto in vista degli avvenimenti recenti. Nulla da obbiettare perchè comunque, per quel che mi riguarda, non ho mai osannato ne Fidel, ne Ernesto "il che" Guevara, non ho una loro bandiera, ne una loro maglietta. Posso dir di aver ammirato Enrico Berlinguer, credo che in pochi possano obbiettare sul fatto che lui sia stato una brava persona, nel corso della sua brillante carriera politica, e non. Quello che mi irrita, invece, è la mobilitazione, lanciata dal giornale "Libero" che si sta verificando soprattutto negli ambienti orientati politicamente a destra per aiutare il sig. Oriel De Armas Pereza, uomo nelle liste dei dissidenti cubani, che vive in Italia, al quale, è stato negato l'asilo politico per presunti "cavilli politici". Fin qui niente di male, probabilmente parteciperò anche io a questa iniziativa. Ma l'interrogativo che mi sorge è: ma da quando la destra si preoccupa delle sorti di un extracomunitario? Lo sa, la destra, che l'asilo politico è reso di fatto praticamente impossibile da quella orripilante modifica al testo unico sull'immigrazione "Turco-Napolitano", modifica meglio conosciuta come "Bossi-Fini"? No, non lo sa. Non lo sa a meno che non siano tutti, uno per uno, dei grandissimi ipocriti, Feltri in testa. Passiamo ai riferimenti legislativi, che suggellano le mie parole: la legge 189/2002 art. 1 bis introduce l'istituto del "trattenimento" (si legge prigionia) per i richiedenti asilo, trattenimento che viola determinati diritti dell' uomo. E' bene ricordare infatti, che nel corso di questo trattenimento quel soggetto -non- puo': accedere alle informazioni che lo riguardano, nessuna possibilità di accesso esterno (ad esempio con un ipotetico legale), nessuna possibilità di accedere a documentazione utile. La decisione in merito a se un richiedente asilo debba essere rinchiuso oppure lasciato a piede libero sta nella piena facoltà del questore del luogo dove è stata presentata la domanda. Francamente ritengo che lasciare un cosi' alto potere discrezionale alle forze dell'ordine sia veramente pericoloso, oltre al fatto che è un potere del quale, un questore, non dovrebbe disporre sotto il profilo delle competenze. Il trattenimento in questi termini inoltre si configura come un provvedimento limitativo della libertà personale, in insanabile antinomia della riserva di giurisdizione, prevista dall'articolo 13 della costituzione italiana, il quale -ordina- che la libertà personale sia inviolabile, e che in casi tassativi, urgenti, le autorità di polizia possano prendere provvedimenti limitativi dalla durata massima di 48 ore, chiedendone poi conferma all'autorità giudiziaria. Adesso va di moda attaccare Cuba (e anche giustamente, non dico di no)? Il ragionamento che il governo attuale sta facendo è: bene dai diamo l'asilo a sto povero disperato, che facciamo un po' contento il nostro elettorato, ma riconsegnamo i Kurdi che scappano dalla turchia ridandoli ai loro stessi aguzzini, tanto non scappano da un governo comunista per cui.. ai fini della propaganda che guadagno si avrebbe?

postato da sisko | 24/04/2003 | commenti (5)


23/04/2003
 

Cosa diceva Bossi di Berlusconi?

“Ci devono fare due monumenti: per aver fermato Craxi e Andreotti e per aver respinto la seconda linea del Caf, quella di Berlusconi. Visto? È la dimostrazione che il vecchio Bossi sbaglia poche volte. Le proiezioni dimostrano che il nostro elettorato non vota i porci fascisti Berlusconi e Fini. È finita l’ondata dell’affarismo di destra unito al fascismo meridionale, che sono nati dalla caduta del comunismo”.  “Corriere della Sera”, 8 maggio 1995

E il 18 giugno 2001, seduto insieme agli altri membri del Governo Berlusconi bis c’è lui, “il bizzoso, l’improvvisatore e il distruttore politico”: il ministro Umberto Bossi, tra i “porci fascisti” Berlusconi e Fini.

L’attuale governo Berlusconi nasce da una grande bugia: che si possa avere fiducia sulla persona che ha pugnalato alle spalle ed è stato la causa della prima grande sconfitta politica. Uno che giura davanti al Presidente della Repubblica la sua fedeltà alla Costituzione italiana e rinnega tutto pochi giorni dopo a Pontida: Giuro fedeltà alla Padania ed al suo popolo”.
“Ho giurato da Ciampi come un padan
ososterrà.


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22/04/2003
 

Chiunque abbia assistito ad un processo penale ne conosce la natura profondamente teatrale e drammatica. Gia il fu grande Alberto Sordi in "Un Giorno In Pretura" provvide, da par suo, a correggere il rapporto uomo-legge (letteralmente a sdrammatizzarlo) in favore della commedia. Con la sortita di Silvio Berlusconi al processo Sme, il processo penale italiano diventa pienamente un genere leggero, quasi brillante: la figura dell'industrialotto milanese che non ha tempo da perdere, e accetta di scialare una sua preziosa mattinata per dare retta a dei fannulloni in toga, sembra presa pari pari dalle migliori sceneggiature della Cinecittà dei tempi d'oro. Impagabile la scena madre, con il berluscane, circondato dalla sua coorte di legulei strapagati, che spiega ai giornalisti e alla pubblica opinione che lui, di quelle robe li', non vuole saperne niente, e anzi gli toccherebbe una medaglia in quanto cittadino commendevole. Protetto da una strabiliante trama di gabole legali e da stratagemmi avvocateschi, che lo porteranno presto all'indulgenza plenaria, il grande caratterista rilancia recitando da crucciato e da vilipeso: con tutto quel che ho da fare, ragazzi, guardate che cosa mi tocca sopportare. Questi qui, che non hanno neanche un capannone, una villa, una rete televisiva, e con il pretesto di avere vinto un concorso in magistratura mi tirano in ballo e mi fanno perdere gli appuntamenti, mi fanno perdere... applausi.

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16/04/2003
 

Svelato il piano di Berlusconi sul legittimo sospetto: vuole spostare i suoi processi a Forum

Ora che anche la procura della mia città, Brescia si è, com'è nel loro gergo COMUNISTIZZATA, indagando quel bravo figliolo di PECORELLA, dove chiederà lo spostamento del processo il BerlusCANE?

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14/04/2003
 

 

 

 

 

 

 

La Commissione europea boccia il provvedimento
e invita i giudici italiani a non applicarlo
La Ue sul falso in bilancio
"Inapplicabile la legge italiana"
La questione posta alla Corte di giustizia Ue
dalla Procura di Milano in merito al processo Sme

MILANO - "Le nuova legge italiana sul falso in bilancio è in contrasto con le norme comunitarie e i giudici non posso applicarla". La Commissione europea boccia la legge varata dal governo Berlusconi in materia di reati societari e per la prima volta nella sua storia invita i magistrati a "disapplicare" una legge dello Stato.









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12/04/2003
 

BERLUSCONI: Mi sono più volte anche pubblicamente lamentato, del fatto che la nostra legge fondamentale dà alle imprese poco spazio". E ancora: "La formulazione dell'articolo 41 e seguenti risente delle implicazioni sovietiche che fanno riferimento alla cultura e alla costituzione sovietica da parte dei padri che hanno scritto la Costituzione".

ARTICOLO 41 COSTITUZIONE ITALIANA: "L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con la utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali".

Sono allibito.


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CHI L'HA DETTO?

"Coloro che speravano che la guerra fosse lunga per poter dare corso al loro livore antiamericano sono serviti" (Mefistofele La Russa)
Guerra lunga? Ma sei scemo?? Guarda che proprio io non la volevo!! Ma guarda un po' te sto scrotopode...



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11/04/2003
 

ET VOILA'! ECCO IL NUOVO DITTATORE DELL'IRAQ


Saddam W. Bushein



Un presidente eletto da una commissione presieduta da suo fratello, votato da meno della metà degli elettori, che a loro volta erano meno della metà degli aventi diritto al voto, va a dare lezioni di democrazia a suon di cannonate. E chi vuole insediare a capo del nascente governariato irakeno? Tale Ahmed Chalabi, bancarottiere, condannato in via definitiva in Giordania a 22 anni di galera per truffa. Allora tanto vale metterci il TreConti, almeno ce lo leva dalle palle...



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09/04/2003
 

LA FERMA E DECISA POSIZIONE DEL PREMIER SULLA GUERRA:
(ovvero: quando non ci sono interessi personali diretti le idee si fanno meno chiare)

Mosca, 16 ottobre: credo che in Iraq non ci siano ormai più armi di distruzione di massa perché c'è stato tempo per la loro eliminazione o riallocazione.
Mosca, 16 ottobre: nessuno può porsi come obiettivo il travolgimento di un regime: il diritto internazionale non lo consente.
Lisbona, 17 ottobre: non ho cambiato posizione: con Blair resto il più vicino alleato di Bush.
Roma, 7 novembre: sulla guerra non posso che nutrire gli stessi sentimenti di Chirac.
Roma, 13 novembre: esprimo la personale soddisfazione perché sono stato unico tra i premier ad avere espresso il convincimento che Saddam Hussein avrebbe accettato la risoluzione dell'ONU.
Praga, 21 novembre: se si andrà ad una azione militare contro l'Iraq, si tratterà di un'azione comune, di un'azione multilaterale.
Roma, 30 dicembre: gli Stati Uniti hanno garantito che non daranno luogo a nessuna azione armata, se non nell'ambito delle Nazioni Unite.
Roma, 19 gennaio: è necessario dare agli ispettori il tempo che loro stessi riterranno necessario per concludere il loro lavoro.
Roma, 23 gennaio: sappiamo che ci sono ulteriori prove certe, su cui siamo tenuti alla riservatezza, sulle armi di Saddam Hussein.
Roma, 24 gennaio: ho convenuto con il Primo ministro spagnolo Aznar sull'assoluta inutilità di una riunione dei Capi di Stato e di Governo europei (che si sarebbe tenuta con successo pochi giorni dopo).
Roma, 1 febbraio: nessuno ritiene che un'organizzazione così diffusa nel mondo come Al Qaeda possa riuscire ad essere così organizzata senza il supporto di uno Stato; si ha ragione di ritenere che questo Stato sia l'Iraq.
Mosca, 3 febbraio: una seconda risoluzione delle Nazioni Unite è non necessaria; tuttavia, anche per chi dovrà intervenire in guerra, sarebbe opportuna per dare legittimità all'azione.
Roma, 5 febbraio: un intervento militare in Iraq, per avere piena legittimità, richiederebbe una nuova risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'ONU.
Roma, 7 febbraio: se non ci sarà la seconda risoluzione, avremo, oltre al danno della guerra, tre danni ancora peggiori: l'ONU perderebbe la credibilità come istituzione capace di garantire la pace e la sicurezza nel mondo, avremo la sparizione di fatto dell'ONU, avremo un tracollo nella NATO tra l'Europa e gli Stati Uniti, avremo una divisione all'interno della stessa Europa.
Modena, 9 febbraio: se fossero solo gli Stati Uniti ad aprire il conflitto con l'Iraq, ci sarebbero risultati catastrofici per l'Europa.
Roma, 28 febbraio: l'azione militare di un paese al di fuori dell'ONU rappresenterebbe un fatto nefasto; non credo che nessuno si caricherà di una responsabilità così grave.
Roma, 12 marzo, dopo le dichiarazioni del ministro Martino sulla sua propensione personale ad andare in guerra: quella è una sua convinzione personale; io non sono un tecnico, non sono un tuttologo, non bisogna porre a me la richiesta su cose che non conosco; Martino, facendo il ministro della difesa, è anche un tecnico ed avrà riferito voci che ha sentito.


















postato da sisko | 09/04/2003 | commenti (1)


08/04/2003
 



Distributore di democrazia



In attesa della democrazia

Effetti della democrazia

Sepolta dalla democrazia

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